Bruno e Alekum: lo spirito del cammino


Oggi vogliamo raccontarvi dello spirito del cammino (che sia di mezza giornata o che duri anni non importa, siamo sempre sulla via) e per farlo vi racconteremo di un pellegrino.


Molti di voi l’avranno visto passare in questi giorni in compagnia del suo asinello Alekum. State sorridendo, avete capito? Abbiamo accompagnato Bruno per un tratto della via della costa a Laigueglia ed è stato come ritornare al giusto tempo, quello profondamente umano, quello che ti permette di sentire ciò che sei e ciò che hai intorno. Ma chi è e cosa porta con se? Semplice, il suo nome è Bruno e la sua arte è fare il pellegrino.

Di origine portoghese, comincia i suoi cammini 7 anni fa, dopo aver compreso una grande verità su se stesso. All’epoca lavorava in logistica e cominciava a sentirsi a disagio. Il giorno di Natale, mentre la sua famiglia parlava di economia e politica sente sua nonna sussurrare “ma che ne sanno loro di cos è la crisi?” e dopo un attimo lei gli chiede “Bruno tu lo sai cos’è la crisi?” No, non lo sapeva cosa significava vivere di niente ma si, sapeva cos’era una crisi perché la stava vivendo. Sentiva che non poteva più continuare a sostenere un sistema in cui non credeva perché semplicemente non era il suo e nemmeno poteva più esserne complice. Vista l’uscita c’era solo una cosa da fare, la più difficile, compiere il primo passo. Liberarsi di quelle catene che l’avevano imprigionato lontano da se stesso. Segnale dopo segnale (badate bene.. non ignorati ma accolti) si ritrova fuori, zaino in spalla, in viaggio.



Già dopo il primo cammino si rende conto che le catene l’aveva perse durante il viaggio e che arrivato alla meta non aveva più nulla da restituire ma aveva tutto da offrire. Dopo alcuni cammini, e dopo alcuni ritorni a casa dove rinuncia alla tentazione di tornare l’operaio addetto alla logistica, abbracciato dalla famiglia ma inchinato alla routine, si rimette in viaggio verso Finisterra dove incontra un gruppo di pellegrini che si riconoscono in un progetto “La Marcha por La Paz” (La Marcia per la Pace), il loro intento è quello di seminare Amore da Santiago, passando per Roma, fino a Gerusalemme.

Questo cammino, non è più solo con se stesso ma si ritrova a convivere per 3 anni con altri pellegrini e 2 asini. E’ un test che porta alla luce tratti del suo carattere che vanno compresi, accolti, trasformati. Mi confessa ” Sai Vale, io sono Taurus (del segno del toro) sono terra. Non sono acqua, che fluisce e ingloba, non sono aria che soffia via, ne fuoco che trasforma. Io ritorno ciò che ricevo, per me è difficile ma stando con gli altri ho imparato che per raggiungere l’equilibrio devo imparare ad essere governatore di tutti e 4 gli elementi in me”.



Superata Roma e Assisi, dove ricevono un segnale fortissimo che sono sulla giusta via, terminano il loro pellegrinare in Puglia. Decidono di non proseguire per Gerusalemme e Bruno torna a camminare da solo. E’ un’altra lezione quella che riceve, molti lo fermano stupiti “Ma non dovevi proseguire per Gerusalemme?” senza sapere che ha valutato difficoltosa la tratta successiva per gli animali, senza immaginare (non ancora perlomeno) che il suo ginocchio gli chiede una pausa, che quella non è una resa ma una presa di consapevolezza, non è il momento giusto.

E infatti scoppia la pandemia e lui è in Portogallo per curare il ginocchio. Ristabilitosi si rende conto che non ha mai fatto il cammino nella direzione “corretta” e infatti mi confessa “Dicono che tutte le strade portano a Roma ma ho capito che è vero anche il contrario. Prova a leggere Roma al contrario, c’è scritto Amor! E’ quindi l’Amor che si irradia in tutte le direzioni!”



Mi fa vedere la sua credenziale, lunghissima e bellissima. Partito da Roma (Amor) oggi è in cammino verso Santiago e poi Finisterra e poi casa! Gli chiedo come sta e mi confessa che è un po’ stanco e che a volte soffre la solitudine. Gli piace quando le persone lo fermano per strada per salutarlo e incoraggiarlo ma sempre con educazione, dandogli il buongiorno e chiedendo se possono fargli una domanda o se posso accarezzare Alekum. Gli piace raccontare della sua vita ma anche conoscere il nome della persona che ha di fronte, come vive, cosa fa. Gli piace quando i bambini si avvicinano ad Alekum ma con rispetto perché è una creatura che lui ama e che protegge.

Non gli piace quando non c’è scambio con le persone che incontra, fosse solo un semplice “Ciao”, se non per immortalare Alekum e lui in una foto. Spera che il suo passaggio sia motivo di un sorriso, di un pensiero di ognuno di noi sulla propria esistenza, chiediamoci “a che punto siamo?” In merito a questo mi permetto di darvi un consiglio: se lo incontrate e potete, lasciate per un attimo quello che state facendo e fate qualche passo con lui. Non vi sembra meglio che soddisfare la vostra curiosità, magari interrompendolo mentre sta montando la tenda o sta dando cibo ad Alekum? Vi assicuro che lo saluterete avendo ricevuto e regalato uno dei doni più belli del mondo, la fratellanza.



Lo saluto verso l’ora di pranzo sul sentiero del Papa verso Colla Micheri, con questa sono 5 volte che ho il piacere di incontrarlo, 2 in Spagna e 3 in Italia. Mi lascia anche stavolta con un’arguta considerazione: ” Voi Italiani siete molto fortunati ed è sempre un piacere attraversare questo paese perché dite sempre, che bello questo, che bello quello”. Eh caro Bruno, è essere abituati, circondati e decidere di continuare a vedere il “Bello” che rende la nostra vita Felice e tu, lo sai.

Si ringrazia Don Danilo Galliani della Parrocchia di San Matteo Laigueglia.

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