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h 2:20

Travel time

5,00 Km

Path Length

190 mt

Difference in altitude

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La nostra trekkinata di oggi, ha luogo nuovamente nel comprensorio finalese, avvalorando sempre più la nostra tesi che non basta una vita intera per poter percorrere ogni sentiero di questa terra infinita che è la Liguria. Una volta giunti in loco, e più precisamente a Feglino, i nostri piani si infrangono alla velocità della luce. Tutto il tracciato che ci eravamo preparati nei giorni precedenti va in fumo e vi spieghiamo perchè: sono le 12.45 e prima di partire ci fermiamo presso il Bar Tino, cuore pulsante della borgata, per un caffè prima dell'escursione e, proprio seduto ad un tavolino c'è un amico, Ivo Camilli, che ci chiede cosa facciamo in zona. Alla nostra risposta "beh andiamo ad Ivolandia" gli brillano gli occhi ed esclama "Allora vi porto io". Il nostro entusiasmo è alle stelle, chi meglio del suo "tracciatore" può guidarci attraverso i sentieri di IVO-landia? Tra tutti i volenterosi trail-buider lui è sicuramente uno dei pilastri fondamentali.
Lo seguiamo in auto sin nei pressi di una legnaia che si trova percorrendo una sterrata che sale nel bosco, poco dopo il ristorante "Da Anna", sempre nel comune di Orco Feglino. Arriviamo ad uno spiazzo e prepariamo lo zaino.
Tutto il vasto settore montuoso compreso fra la Valle Urta e la bassa Valle dell’Aquila assume l'appellativo di Rocca Carpanèa. Il complesso roccioso è molto vasto ed articolato ove spiccano alla vista innumerevoli speroni di roccia dalle forme più bizzarre. Il punto più alto ed imponente che domina tutto l'abitato di Feglino è il Bric del Frate ( 388 m ), soprannominato dai locali "Il gigante che dorme" a causa del caratteristico profilo che ne delinea una curiosa sagoma di una persona che riposa a pancia in sù. Potete vederlo nella foto qui sopra facendo attenzione a non svegliarlo! Se con lo sguardo poi vi dirigerete verso i suoi piedi, potrete scorgere il Bric Grigio, di poco più basso di quello del Frate, di cui si evidenzia il caratteristico pinnacolo roccioso chiamato "la Caffettiera ", nostra prossima meta.
Ivo ci spiega che la Rocca Carpanèa è un agglomerato di rocce nel quale vi sono innumerevoli grotte tutte, o quasi, esplorate dal Gruppo Speleologico Savonese.
Nell’area carsica compresa tra la Rocca Carpanèa e la Rocca di Perti sono attualmente conosciute 37 grotte che vantano uno sviluppo totale di circa 2.507 m. La cavità più vasta è l’Arma Pollera. Il nostro percorso odierno, capiamo già fin da subito, sarà temporalmente molto più lungo rispetto ai chilometri che andremo a percorrere; ascoltare Ivo raccontarci cm per cm è un'occasione da non perdere. Iniziamo a camminare percorrendo un primo tratto di sentiero che ricalca in parte il tracciato della "Discesa della Legnaia" per passare poi al percorso denominato "Pino Morto Trail". Siamo nel cuore dei trail costruiti, puliti e mantenuti da Ivo e da tutta la squadra che opera per il consorzio di Finale Outdoor Region.
Da qui in poi la maggioranza dei circuiti presenti, che andremo a toccare solo in parte, riportano un nome che li lega strettamente al periodo della preistoria.
Sorpassiamo una zona ricca di muretti a secco, segno evidente che la presenza dell'uomo influì notevolmente sull'ecosistema locale, andando a modellare il terreno a seconda delle sue esigenze. Le risorse principali della coltivazione del terreno erano incentrare su cereali, mais, fagioli e legumi in genere. Le numerose piante di olivo che troviamo ora tra la boscaglia, invece, fanno parte di un'influenza contadina più moderna, anch'essa però abbandonata.
La grande varietà di ambienti e l’elevatissima biodivesità che incontriamo lungo il cammino, rende quest'area uno dei più importanti ed estesi S.I.C. regionali, parliamo di circa 28 kmq.Tutto il processo di antropizzazione del territorio lo si nota dai segni che l'uomo preistorico ha lasciato dal lontano Paleolitico giungendo sino ai giorni nostri attraverso influenze romane prima, e risalenti al medioevo poi. Le testimonianze archeologiche e architettoniche sono notevoli e di grande significato. Una deviazione d'occasione ci porta sul trail detto di Cro-Magnon costruito proprio da Ivo nel 2016, e scelto come speciale del mondiale EWS per la prima volta nello stesso anno. Il passaggio più famoso che lo contraddistingue è l’iconico buco di Cro-Magnon, formatosi da un masso inclinato a 45° a ridosso della parete di roccia calcarea che domina il tracciato. Noi lo attraversiamo non prima di farci indicare proprio da Ivo una curiosa testimonianza rupestre che era utilizzata in passato per delimitare le proprietà delle varie tribù che lo abitavano: i termini. Nelle zone pietrose tipo queste si utilizzavano pietre affioranti dal terreno, parallele tra loro (spesso si trattava di due parti affiancate di una grossa pietra rotta a metà), tra le quali si inseriva un bastone di legno.
Non proseguiamo oltre su questo sentiero e torniamo indietro per dirigerci ai piedi della Rocca Carpanèa, dove ci prestiamo a compiere un dislivello boschivo che ci porterà ben presto alla sommità della Parete dell'Aquila conosciuta ai più come "Caffettiera". Tutti questi sentieri sono praticati dai climbers provenienti da tutto il mondo come avvicinamento alle numerose falesie della zona. Anche sotto il profilo di "trekkinatori" l'habitat circostante risulta davvero interessante, le formazioni rupestri che compongono con le ripide falesie gli altipiani dominati da macchia mediterranea, sono davvero unici nella zona.
Boschi di leccio e pini d’Aleppo lasciano spazio a verdi praterie ricche di orchidee, in un susseguirsi di paesaggi. Questa varietà di ambienti ha permesso la conservazione di una elevata biodiversità, con abbondanza di specie animali e vegetali esclusive.
E' questo il regno del falco pellegrino e del gufo reale, e ancora della lucertola ocellata, del pelodite punteggiato e della più comune raganella mediterranea.
Proseguiamo in piano fino ai piedi della parete superiore del Bric del Frate: sopra le nostre teste si aprono numerosi piccoli antri che ammiriamo ammutoliti. Salendo ancora tra le roccette si prosegue lungo una cengia alla nostra destra, per poi imbatterci nell’ingresso dell'omonima grotta (99). Torcia alla mano ci inseriamo nella sua grande cavità iniziale, molto alta e spaziosa. Oltre l’ingresso si apre una grande sala dal soffitto infinito in cui si possono ammirare alcune spirali ipogee fossili. Proseguendo verso destra, superando una zona ricca di massi e piccoli detriti calcarei, raggiungiamo un'altra saletta, più raccolta e riservata, illuminata da uno spettacolare finestrone che si affaccia completamente sull’abitato di Feglino. Dato l'odore persistente di ovini e le evidenti tracce, capiamo da soli che proprio questo antro funge da riparo notturno per capre e caproni.
Ritorniamo sulla nostra via passando davanti alla Grotta del Fratino, che non esploreremo e, mediante un tratto di breve salita finale, eccoci nuovamente sulla selletta dove si era, in precedenza,abbandonato il sentiero. Da qui si prosegue a sinistra, in discesa, per l’amena Valle Ercéa, lungo una serie successiva di ampi ripiani terrazzati, un tempo coltivati ed oggi invasi dal bosco.
Ignorato il sentiero diretto al Bric Le Pile, proseguiamo attraverso il bosco di macchia sulla sinistra, attraversando un ripiano roccioso tra cespugli di timo e santoreggia, iniziando a salire sotto il versante nord del Bric del Frate. Siamo ormai in cima alla Parete dell'Aquila ed il panorama su Feglino è magnifico, deturpato solamente dal passaggio dell'autostrada.
Il panorama si estende percorrendo a vista, a partire dalla nostra destra, tutta la zona compresa dal Dolmen di Monticello passando dal Bric Ercea prima, il Bric Pianarelle ed il Bric Spaventaggi con l'Arma dell'Aquila poi. Davanti a noi, più in lontananza e coperte dalle nubi basse, svettano il Monte Cucco e la Rocca Cornei. Discendiamo così dal pianoro panoramico della "Caffettiera" e continuiamo ad esplorare la zona circostante giungendo sino allo sperone di roccia poco al di sotto. Qui troviamo un imponente muro in pietra risalente probabilmente all'Età del Rame. Percorrendone la sommità raggiungiamo una cavità carsica dalla quale affiora un lembo di roccia dalle sembianze di un'acquasantiera. Una scritta incisa sul piano subito al di sotto, vi guiderà nel trovarla, anche se è molto ben riconoscibile anche senza indicazione.
Ci raccomandiamo di seguire fedelmente il nostro tracciato .gpx reperibile dal sito, noi stiamo seguendo Ivo ed è tutto pret-a-porter; da soli non avremmo mai trovato tutto ciò.
Con un paio di stretti tornanti incastonati nella roccia transitiamo per un breve tratto a ritroso, fino a raggiungere dei terrazzamenti che ci porteranno a percorrere il trail Ötzi.Questa via in perfetto "stile Ivo" è la più alta della zona di Feglino; Ötzi è un sentiero complesso ed estremamente vario, in parte studiato e progettato per l’accesso con le bici elettriche, con qualche breve tratto a spinta può essere percorso da bici muscolari, mentre noi lo percorriamo a piedi nel settore centrale, chiamato Double Diamond. Raggiunto un bivio che se preso a sinistra condurrebbe alla Valle di Montesordo, teniamo la destra e ci immergiamo nuovamente nel bosco ombroso.
Sul tracciato sono evidenti numerosi segni che testimoniano il passaggio di carri trainati da muli utilizzati in tempi antichi per lospostamento delle pietre provenienti dalle cave circostanti.
Questa sterrata, a tratti ripida, conduce infatti alla valletta fossile di Pianmarino, sulla quale si affaccia una suggestiva cava di Pietra del Finale chiara, aperta su una parete del Bric Scimarco. Ciò che caratterizza maggiormente il sito sono i segni di taglio effettuati mediante le seghe rotanti utilizzate per l'estrazione. Notiamo sin da subito alcune meravigliose bucature artificiali ad imboccatura quadrata, inclinate secondo la stratificazione naturale del banco di roccia.
L'acustica in questo punto è di una bellezza infinita: provate ad intonare qualche nota, le pareti interne delle gallerie fungeranno da perfette casse amplificatrici.
Se siete stonati come me invece, lasciate perdere, lo farete sia per il bene della natura che vi circonda sia di chi è in viaggio con voi.
Aggiriamo la cava dalla parete rivolta verso sud, incontrando un bivio presso il sentiero "Ermanno Fossati" che vi porterebbe, come dicevamo, alla zona prativa di Pianmarino, ideale per picnic in famiglia. Altre vie di accesso più agevoli sono possibili, una ve l'abbiamo già raccontata nel primo numero della nostra rivista "Liguria, tra terra e mare".
Se non l'avete ancora acquistata...è il momento di farlo!
Ivo ci racconta con un velo di malinconia di quando suo papà lavorava alla cava, a cavallo tra gli anni '30 e '40 del Novecento.
Alcuni resti di quell'attività fiorente sono ancora visibili, tipo un argano manuale in ferro che veniva utilizzato per sollevare le grosse pietre che poi venivano caricate sui camion per trasportarli successivamente a valle.
Ai piedi della Rocca Carpanèa c'è un curioso masso con settore superiore liscio e particolarmente adatto ad effettuare riposini, tanto da essersi guadagnato l'appellativo di "Sasso dell'Abbiocco". Provare per credere: da questa posizione la vista verso la sommità della rocca è davvero molto particolare. Altro resto evidente dell'attività estrattiva è la strada acciottolata che dalla cava porta verso la provinciale, nei pressi del torrente Aquila, dove venivano lavorati i blocchi di pietra calcarea per essere commercializzati. Noi ne percorriamo un pezzo in discesa fino a re-incontrare il busto dedicato ad Ivo, per poi svoltare a sinistra e ritornare a prendere l'auto.

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Our trekking trip today takes place once again in the Finale area, increasingly confirming our thesis that a lifetime is not enough to walk every path in this infinite land that is Liguria. Once we get there, and more precisely to Feglino, our plans are shattered at lightning speed. All the route we had prepared over the previous days goes up in smoke, and we explain why: it is 12.45 p.m. and before leaving we stop at the Bar Tino, the beating heart of the village, for a coffee before the hike, and sitting at a small table is a friend, Ivo Camilli, who asks us what we are doing in the area. At our reply 'well let's go to Ivolandia' his eyes shine and he exclaims 'I'll take you then'. Our enthusiasm is through the roof; who better than his 'tracer' to guide us through the trails of IVO-land? Of all the willing trail-buiders, he is certainly one of the mainstays.
We follow him by car as far as a woodshed along a dirt road that climbs into the woods, shortly after the 'Da Anna' restaurant, also in the municipality of Orco Feglino. We arrive at a clearing and pack our rucksacks.
The entire vast mountainous sector between the Urta Valley and the lower Valle dell'Aquila is known as Rocca Carpanèa. The rocky complex is very vast and articulated, where countless rocky spurs of the most bizarre shapes stand out to the eye. The highest and most imposing point that dominates the whole of Feglino is the Bric del Frate (388 m), nicknamed by the locals 'The Sleeping Giant' because of its characteristic profile that outlines a curious silhouette of a person resting on their stomach. You can see it in the photo above, being careful not to wake him up! If you then look towards its foot, you can make out the Bric Grigio, slightly lower than that of the Frate, with its characteristic rocky pinnacle called 'la Caffettiera', our next destination.
Ivo explains that Rocca Carpanèa is an agglomeration of rocks in which there are countless caves, all, or almost all, explored by the Savona Speleological Group.
In the karstic area between Rocca Carpanèa and Rocca di Perti, 37 caves are currently known, with a total length of around 2,507 metres. The largest cavity is Arma Pollera. Our route today, we understand from the outset, will be much longer than the kilometres we are going to cover; listening to Ivo tell us cm by cm is an opportunity not to be missed. We begin to walk along an initial stretch of trail that partly follows the route of the 'Discesa della Legnaia' to then move on to the 'Pino Morto Trail'. We are in the heart of the trails built, cleaned and maintained by Ivo and the entire team working for the Finale Outdoor Region consortium.
From here on, the majority of the trails present, which we will only touch on in part, bear a name that closely links them to the prehistoric period.
We pass an area rich in dry stone walls, a clear sign that the presence of man greatly influenced the local ecosystem, shaping the land to suit his needs. The main resources of land cultivation were centred on cereals, maize, beans and legumes in general. The numerous olive trees that we now find in the bush, on the other hand, are part of a more modern farming influence, which has also been abandoned.
The great variety of environments and the very high biodivesity that we encounter along the way make this area one of the most important and extensive regional S.I.C., we are talking about 28 square kilometres.The whole process of anthropisation of the territory can be seen from the signs that prehistoric man has left from the distant Palaeolithic period to the present day through Roman influences first, and then from the Middle Ages. The archaeological and architectural testimonies are remarkable and of great significance. A timely diversions takes us to the Cro-Magnon trail built by Ivo himself in 2016, and chosen as the special of the EWS World Championship for the first time that same year. Its most famous passage is the iconic Cro-Magnon hole, formed by a boulder tilted at 45° against the limestone wall that dominates the trail. Our trekking today has lNo we cross it, not before being pointed out by Ivo himself to a curious rock evidence that was used in the past to demarcate the properties of the various tribes that inhabited it: the termini. In stony areas such as these, stones outcropping from the ground were used, parallel to each other (they were often two side-by-side parts of a large stone broken in half), between which a wooden stick was inserted.
We do not continue further on this path and turn back to head to the foot of Rocca Carpanèa, where we take a wooded slope that will soon lead us to the summit of the Parete dell'Aquila known to most as the 'Coffeehouse'. All these paths are used by climbers from all over the world as an approach to the numerous crags in the area. From the point of view of 'trekkers', the surrounding habitat is also very interesting. The rock formations that make up the plateaus dominated by Mediterranean maquis with the steep crags are truly unique in the area.
Holm oak forests and Aleppo pines give way to green grasslands rich in orchids, in a succession of landscapes. This variety of environments has allowed the conservation of a high biodiversity, with an abundance of exclusive animal and plant species.
This is the realm of the peregrine falcon and the eagle owl, as well as the ocellated lizard, the spotted pelodite and the more common Mediterranean tree frog.
We continue on level ground to the foot of the upper wall of the Bric del Frate: numerous small caverns open up above our heads, which we admire in amazement. Climbing further among the small rocks, we continue along a ledge to our right, then come across the entrance to the cave of the same name (99). Torch in hand we enter its large, very high and spacious initial cavity. Beyond the entrance is a large hall with an infinite ceiling in which some fossilised underground spirals can be admired. Continuing to the right, past an area full of boulders and small limestone debris, we reach another small room, more intimate and reserved, lit by a spectacular large window that completely overlooks the town of Feglino. Given the persistent smell of sheep and the obvious tracks, we realise for ourselves that this cavern serves as a night shelter for goats and billy goats.
We return to our route, passing the Grotta del Fratino, which we will not explore, and, via a short final ascent, we are back on the saddle where we had previously abandoned the path. From here we continue left, downhill through the pleasant Ercéa Valley, along a successive series of wide terraced plateaus, once cultivated and now invaded by forest.
Having ignored the path to Bric Le Pile, we continue through the scrub forest on the left, crossing a rocky shelf between thyme and savory bushes, and begin to climb under the northern slope of Bric del Frate. We are now at the top of the Parete dell'Aquila and the view of Feglino is magnificent, disfigured only by the passage of the motorway.
The panorama stretches as far as the eye can see, starting from our right, the entire area including the Dolmen di Monticello, passing first by Bric Ercea, then Bric Pianarelle and Bric Spaventaggi with the Arma dell'Aquila. In front of us, further in the distance and covered by low clouds, soar Monte Cucco and Rocca Cornei. We thus descend from the panoramic plateau of the 'Caffettiera' and continue to explore the surrounding area, reaching the rocky spur just below. Here we find an imposing stone wall probably dating back to the Copper Age. As we walk along the top, we reach a karstic cavity from which emerges a piece of rock resembling a stoup. An inscription engraved on the plane immediately below will guide you in finding it, although it is very well recognisable even without a sign.
We recommend that you faithfully follow our .gpx track available from the site, we are following Ivo and it is all pret-a-porter; on our own we would never have found it. With a couple of narrow hairpin bends set into the rock, we ride backwards for a short distance until we reach some terracing that will take us along the Ötzi trail. This trail, in perfect "Ivo style", is the highest in the Feglino area; Ötzi is a complex and extremely varied path, partly studied and designed for access by electric bikes, with a few short pushing sections it can be covered by muscle bikes, while we walk along it in the central sector, called Double Diamond. Having reached a junction that if taken to the left would lead to the Montesordo Valley, we keep to the right and plunge back into the shady forest.
Numerous signs are evident on the track, testifying to the passage of carts pulled by mules used in ancient times to move stones from the surrounding quarries.
This dirt track, which is steep in places, leads to the fossilised valley of Pianmarino, overlooked by a striking quarry of light-coloured Finale stone, open on a wall of the Bric Scimarco. What characterises the site most are the cut marks made by the rotating saws used for extraction. We immediately notice some marvellous artificial holes with a square mouth, inclined according to the natural stratification of the rock bench.
The acoustics here are of infinite beauty: try to intone a few notes, the inner walls of the galleries will act as perfect amplifier boxes.
If you are tone deaf like me, however, leave it alone, you will do it for the sake of both the nature around you and those travelling with you.
We go around the quarry from the south-facing wall, encountering a fork at the 'Ermanno Fossati' path that would take you, as we said, to the grassy area of Pianmarino, ideal for family picnics. Other easier access routes are possible, one of which we have already told you about in the first issue of our magazine 'Liguria, tra terra e mare' (Liguria, between land and sea).
If you have not yet purchased it...now is the time to do so!
Ivo tells us, with a veil of melancholy, about when his father worked at the quarry, at the turn of the 1930s and 1940s.
Some remnants of that flourishing activity are still visible, such as a manual iron winch that was used to lift the large stones that were then loaded onto lorries to be transported downstream.
At the foot of Rocca Carpanèa, there is a curious boulder with a smooth upper section that is particularly suitable for resting, so much so that it has earned itself the nickname 'Sasso dell'Abbiocco'. Try it to believe it: from this position, the view towards the top of the rock is very special indeed. Another evident remnant of the quarrying activity is the cobbled road leading from the quarry towards the provincial road, near the Aquila torrent, where the limestone blocks were processed to be sold. We walk down a piece of it until we come to the bust dedicated to Ivo, and then turn left to return to the car.

Route gallery

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