Sapevate che la Befana è una Bàsura Ligure??


Ciao amici! Anche questo 2022 si apre con il famoso detto, l’Epifania tutte le feste le porta via!

Da domani, per chi non farà nessun tipo di ponte, si ritorna nella routine quotidiana.

Noi di Due Zaini e Un Camallo ci prepariamo a pianificare le nostre prossime mosse, anche se il momento storico che stiamo passando, non è dei più propizi.

Analizziamo insieme, se avete voglia, la parola Epifania:

il suo significato stretto è "Manifestazione" ed è fortemente legato alla visita dei Re Magi alla grotta di Gesù e al riconoscimento terreno dell'eccezionalità della nascita del Bambin Gesù nella capanna.

Ma cosa c’entra la Befana con i Re Magi? Cosa c'entra la Liguria in tutto ciò?

Se avete avuto modo di sfogliare le nostre riviste saprete bene che ci piace molto analizzare tutte quelle sfaccettature che ogni nostro piccolo comune ha sotto l'aspetto di leggende e tradizioni.

Diciamolo subito per togliere tutti i dubbi anche la simpatica Befana è di per sè una strega, buona si, ma sempre Basura è!

L'abbiamo detto molte volte che la Liguria è una terra di streghe, vedi i nostri articoli sul monte Bruxacrava di Tovo San Giacomo, su Triora Paese delle Streghe, sui Prati di Sant'Agostino di Loano e così via... molte volte parliamo addirittura di fatti veri e propri e non di leggende.

La superstizione e l'imposizione delle istituzioni ecclesiastiche, intorno alla metà del 1500, misero in atto una vera e propria persecuzione nei confronti di persone innocenti (anche donne giovani e bambine) solo seguendo dicerie e antiche credenze popolari.

Il più delle volte derivanti da atti benevoli e di cura.

Con il cristianesimo il binomio donna-demonio si andò a rafforzare nell’irrigidimento dei costumi soprattutto a sfondo sessuale, e chi rientrava in certi canoni veniva additata come strega.

La Befana, nel culto popolare, viene raffigurata come tutte le streghe a cavalcioni di una scopa cavalcata al contrario con le ramaglie davanti a rafforzare il simbolismo della sua valenza contro l’ordine delle cose.

Nel 1500, tradizioni popolari vedevano che un fantoccio di paglia raffigurante una vecchia strega (secondo il simbolismo rappresentava l’anno passato) venisse bruciato in pubblica piazza in un rogo propiziatorio per l’anno a venire. Si salutava con canti e balli (che ricordavano i sabba e i malefici delle Basure) il periodo trascorso bruciandolo.

Forse proprio per questo motivo si associa questo gesto al fatto che l'avvento della Befana "Tutte le feste porta via", e non solo a quanto pare!

Proprio nella tradizione ligure la Befana lascia la scopa e si fa affiancare da un amico animale, un carinissimo Camallo, che funge da aiuto nel portare i doni ai bambini.

Si fa presto quindi ad inserire la sua figura paragonandolo a quella delle Bàsure buone, un po' per l'aspetto e un po' per il suo modo di usare la magia a fin di bene, per curare il malumore.

Si dice che entrasse in gioco la sua figura per portare doni ai bambini poveri; doni di carattere strettamente allegorico quali dolcetti e frutta glassata che mancavano nell'alimentazione delle famiglie meno abbienti.

Nella magica notte dove i Re Magi cavalcarono i loro dromedari alla ricerca della grotta di Gesù, finirono per trovarsi nella cavità dove abitava una vecchia e cattiva strega.

Non essendo incline a ricevere visite, ella li mandò via in malo modo.

I Magi però non si diedero per vinti e spiegarono che stavano compiendo un viaggio alla ricerca del figlio di Dio per rendergli omaggio con tre doni, Oro - Incenso - Mirra.

La strega venne assalita dal desiderio e dalla curiosità di scoprire chi appena nato fosse già degno di cotanto lustro, e decise di andare anche lei con i Re Magi per portare un omaggio al Bambinello. D'improvviso il suo cuore si rimise a battere; la donna salì in groppa al suo asino e cominciò a girare casa per casa cercando anch'essa Gesù bambino.

Per non sbagliarsi, non avendo idea di chi fosse costui, lasciò doni in tutte le case dove trovava dei bambini.

Non avendo denaro per acquistare carta e fiocchetti, utilizzò ciò che aveva a portata di mano per confezionare i doni, tra le altre cose, numerose calze rammendate.

Calze che venivano conservate dai bambini e appese al camino l'anno successivo per dar modo alla Befana di poterle riutilizzare.

Attualmente infatti si è soliti a comprare calze e regalarle ai bambini, ma la tradizione vuole che sia il bambino stesso ad appendere una propria calza e che la Befana nella notte passi a riempirla (io da bambino cercavo sempre delle calze a rete così da allungarsi a dismisura per contenere più cose!! Ero già stolto da piccolo!).

Ed il carbone? Dite che me lo sono dimenticato? No eh!

In realtà il carbone era un dono che i bambini poveri facevano loro stessi alla Befana che poteva utilizzarlo per scaldarsi durante il suo viaggio alla ricerca del Santo Bambino, in cambio dei dolci.

Con il tempo la Befana prese gusto ad aggirarsi nella notte dell'Epifania a dispensare un po' di gioia e il suo giro si ampliò così tanto da arrivare in ogni parte del mondo.

I dolcetti divennero così pochi per l'utenza finale.

Il recuperare un pezzo di carbone o più in ogni casa però fece sì che ne ebbe talmente tanto da farle decidere di lasciare dolci ai bimbi buoni e carbone ai bimbi che non si fossero comportati bene.

Si dice che la grotta della Befana sia ben nascosta nella Liguria più remota, voi l'avete mai incontrata per caso??

Se si fatecelo sapere, dovrebbe essere un gran contenitore di leccornie!